Della musica e di altre storie #2

La scorsa settimana ho lanciato una mia riflessione legata all’arte come un lavoro “non lavoro”, chiedendo, voi cosa ne pensate?

Ebbene, nessuno ha risposto, a parte qualche like, di cui non capisco il significato.

Quindi, il primo episodio di questa mini rubrica sarebbe dovuto essere l’ultimo, ma…

Ho incontrato un amico che mi ha detto:

Ho letto quel che hai scritto e siccome quello che penso in merito è lungo da scrivere, vorrei parlarne a voce.

Siamo rimasti un’ora abbondante a parlarne e sviscerare i pro e i contro della mia idea.

Un altro amico, che si è fatto 20 anni in giro per il mondo a suonare, senza sapere che io avessi scritto qualcosa su questo tema, mi ha spontaneamente detto che quando la musica è diventata per lui un lavoro è svanita tutta la magia.

Ora, saltando di palo in frasca, vorrei rendervi partecipi del fatto che nella mia città è stato negato il permesso ad un festival di musica acustica, il piccolo festival del cantautore (premio a squarciagola) che si è svolto regolarmente per 3 o 4 anni (non ricordo esattamente quante edizioni, ma a due ho partecipato anche io) in una piazzetta del centro storico.

Per acustico si intendeva senza alcuna amplificazione, uno strumento e una voce.

Per centro storico si intendeva quello che la nuova amministrazione ha riaperto al traffico abolendo la ZTL (Zona a traffico limitato).

Voi cosa ne pensate? Di cosa? Di quello che vi pare.

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